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Dinamiche estive trivenete tra passato e presente

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  • Burano
    ha risposto
    Ora un po' di conclusioni:

    • L’estate si è scaldata vistosamente considerando sia le temperature al suolo che quelle in quota; l’aumento è maggiore al suolo, pertanto sembra che il gradiente suolo-quota sia aumentato. Tuttavia va fatto notare che le medie al suolo sono calcolate su 24 valori giornalieri e non solo due 8e peraltro considerando due sole serie numeriche); quattro anni fa avevo calcolato la differenza media tra suolo ed 850 hPa basandomi sui dati dei radiosondaggi e ne era venuto fuori che il gradiente suolo-quota era rimasto invariato dal 1981 al 2016 (trovate la tabella nella discussione sulle statistiche in quota). Pertanto non si può dire se il riscaldamento sia più intenso al suolo rispetto alla quota oppure no.
    • Giugno e luglio sono i mesi che si sono scaldati maggiormente al suolo, ora giugno ha le medie del luglio anni ’90. Si è scaldato anche agosto, ma in maniera minore: esso era il mese mediamente più caldo negli anni ’90, a partire dal decennio scorso ha ceduto il trono a luglio. Anche se non ho postato i grafici (per non essere troppo lungo e pesante), un discorso molto simile si può fare per le due metà estive: la prima si è scaldata maggiormente rispetto alla seconda, ora il periodo 1-15 luglio ha le medie del periodo 16 luglio-31 agosto degli anni ’90. Quello che una volta si chiamava “solleone” ora è diventato “non fa caldissimo, può andare ben peggio”.
    • In quota giugno è sempre il mese che ha fatto i maggiori progressi, ma non ha ancora raggiunto le medie del passato di luglio ed agosto (stesso discorso per le due metà estive). In questo caso però luglio è il mese che è cambiato di meno, in particolare per ZT e gpt; agosto si è alternato a luglio nei decenni passati, in questo ha preso il sopravvento per tutte e tre le grandezze ed attualmente ha medie davvero molto alte.
    • Abbiamo perso dieci nottate fresche (minima sotto i 15 gradi) e guadagnate otto molto calde (minima sopra i venti); negli anni ’90 avevamo mediamente due settimane di caldo intenso (media giornaliera superiore a 25 gradi) ad estate, ora quasi un mese. Le massime sopra i trenta gradi sono passate mediamente da una su quattro a stagione (circa) ad una su due; dal decennio scorso è ormai scontato superare i 35 gradi almeno una volta ad estate.
    • In quota le giornate con ondata di calore (temperatura superiore a 15 gradi) sono quasi raddoppiate, passando da 20 a 37; quelle decisamente fresche (valori sotto i dieci) sono più che dimezzate passando da 21 a nove. Ora abbiamo mediamente nove giorni in più con ZT superiore ai 4000 metri e sette in meno con valori sotto i tremila; in questo caso si osserva un cambio di passo dalla seconda parte del decennio scorso, per i geopotenziali qualche anno dopo.
    • Quasi tutte le grandezze hanno aumentato le proprie medie, anche l’escursione termica giornaliera ed il soleggiamento; le uniche a calare sono la pressione atmosferica al suolo e la piovosità.
    • Sia al suolo che in quota osserviamo che abbiamo avuto in questo decennio varie estati con medie molto alte in rapida successione; è ancora presto per dirlo, ma sembra che le estati che nel lontano passato erano molto calde (1983 e 1994) ora siano diventate l’estate media.
    • L’unica estate davvero fresca di questo decennio è ovviamente la 2014, la quale è anche quella meno soleggiata e più piovosa (e con gpt bassissimi); è vero che per avere un’estate fresca si deve avere anche parecchia instabilità, ma abbiamo avuto stagioni più fresche della 2014 con il 20-50% di pioggia in meno (ad esempio la 1991 ed il trittico 1995-1997). Anche le estati 2011 e 2016 non sono state molto calde (sono a metà classifica), ma la prima ha avuto un’ondata calda molto forte da Ferragosto in poi (e terminata addirittura ad inizio ottobre!!) e la seconda ha avuto ZT e gpt decisamente alti.
    • L’estate 2003 rimane globalmente ancora il punto di riferimento per alcuni aspetti, ma non per altri. Dispone ancora di un consistente vantaggio per le temperature medie e soprattutto massime ed è in testa anche ad 850 hPa (ma con un margine ridotto); è stata però eguagliata dalla 2019 per le minime e dalla 2013 per l’escursione termica, è stata battuta dalla 2019 per i geopotenziali ed è stata superata tre volte negli ultimi cinque anni (per lo ZT). Nonostante tutto, rimane una stagione veramente difficile da eguagliare nel suo complesso e certi suoi periodi sono veramente difficili da avvicinare (in particolare giugno ed agosto, quest'ultimo stacca di molto tutti gli altri agosti sia al suolo che in quota).

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  • Burano
    ha risposto
    Originariamente inviato da Burano Visualizza il messaggio
    Argomento molto interessante!

    Avevo scritto un'analisi dell'evoluzione estiva basandomi sui dati della stazione Osmer di Udine e sui radiosondaggi; la posso mettere qui?
    Ovviamente non voglio affermare che le medie di Udine valgano per tutti (ci mancherebbe), ma penso che molte conclusioni si possano estendere a tutto il Triveneto; in fin dei conti è un territorio piccolo su scala globale e quindi siamo tutti sulla stessa barca.
    Come dicevo, trovo l'argomento molto interessante.
    Ora posto l'analisi che avevo scritto; ove non indicato diversamente, le medie di riferimento sono la 1991/2019.

    Inizio con le temperature minime stagionali:

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ID: 1638752


    Le medie decennali sono 15.8°C, 16.7°C e 17°C, con un incremento complessivo di 1.2°C; l’estate 2003 è ancora in testa, ma è stata quasi eguagliata dalla 2019.
    Le minime sotto i 15 gradi sono passate mediamente da 33 (a stagione) negli anni ’90, poi 24 ed ora sono 23; quelle sotto i dieci sono passate da due a stagione (solo la 1992 non ne ha avute), ad ancora due (ben sette valori nel 2006) ed in questo decennio abbiamo avuto solo due valori (uno nel 2013 e l’altro nel 2017).
    I valori sopra i venti gradi sono passati da tre a nove ed ora sono undici; da una parte ne abbiamo ben 28 nel 2019, 26 nel 2003 e 19 nel 2015, dall’altra solo due nel 1999 e 2014, uno nel 1996 e 2000 e nessuno nel 1997.
    Giugno si è scaldato di 1.2°C (14.8°C/15.9°C/16°C), luglio di 1.6°C (16.1°C/17.3°C/17.7°C) ed agosto di 0.7°C (16.4°C/16.8°C/17.1°C).

    Ora passo alle temperature medie:

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ID: 1638753


    Le medie decennali sono di 21.6°C, 22.8°C e 23.3°C, l’aumento totale è di 1.7°C; la 2003 non è stata ancora insidiata, ma si nota che ultimamente abbiamo avuto una serie di estati decisamente calde a breve distanza una dall’altra (2012, 2013, 2015, 2017, 2018 e 2019 sono comprese fra il secondo e settimo posto).
    I valori sotto i venti gradi per stagione sono passati da 26 a 19 ed ora sono solo 14; quelli sotto i 15 gradi si verificavano mediamente due volte negli anni ’90 (1993 e 1999 a parte), dal 2002 sono quasi spariti ed in questo decennio ne abbiamo solo uno a luglio 2011.
    Per contro le giornate con media superiore a 25 gradi sono passate da 12 a 22 ed ora sono 27; la media giornaliera ha raggiunto o superato i trenta gradi nel 2003 (una volta), 2006 (una), 2010 (una), 2015 (tre) e 2017 (una).
    Giugno si è scaldato di 2.1°C (20.1°C/21.8°C/22.2°C), luglio di 1.9°C (22.1°C/23.7°C/24°C), agosto di 1.2°C (22.6°C/22.8°C/23.4°C).

    Adesso le massime:

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ID: 1638754


    Le medie decennali sono 27.6°C, 28.9°C e 29.7°C, l’aumento totale è di 2.3°C; il dominio della 2003 è ancora più netto, si vede anche qui la grande frequenza di estati piuttosto calde a distanza ravvicinata, l’anomalia della 2014 (rispetto al contesto attuale) e come molte medie degli anni ’90 appaiano ormai impensabili al giorno d’oggi anche per le estati meno calde di questo decennio (2011, 2014 e 2016).
    Le massime sotto i 25 gradi per stagione sono passate da 23 a 14 ed ora sono dieci; quelle sotto i venti erano tre a stagione (nel 1995 ben sette), poi due (cinque valori nel 2008) ed in questo decennio abbiamo registrato solo sette valori in nove anni.
    I valori oltre i trenta gradi per estate sono passati da 24 a 37 ed ora sono 45; quelli oltre i 35 sono passati da uno a cinque, non abbiamo raggiunto o superato questa soglia nel 1991 (33.4°C), 1995 (34.3°C), 1996 (34.8°C), 1997 (31.5°C), 1999 (32°C), 2000 (34.9°C), 2001 (33.8°C) e 2008 (34.1°C).
    Abbiamo avuto addirittura 76 massime sopra i trenta gradi nel 2003, 59 nel 2019, 55 nel 2013, 54 nel 2012, 52 nel 2017 e 50 nel 2018 e 2009; per contro ne abbiamo avute solo 22 nel 2002, 19 nel 2014, 15 nel 1999, 14 nel 1996 ed addirittura tre nel 1997 (roba da non credere!!).
    Giugno si è scaldato di ben 2.5°C (25.6°C/27.7°C/28.1°C), luglio di 2.3°C (28.1°C/29.9°C/30.4°C) ed agosto di 1.4°C (29.1°C/29.1°C/30.5°C).

    Ora passo alle escursioni termiche:

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ID: 1638755


    Le medie decennali sono 11.9°C, 12.3°C e 12.8°C; l’aumento è di 0.9°C, l’estate 2003 comanda anche qui, anche se è stata eguagliata dalla 2013.
    Giugno ha aumentato la sua media di 1.3°C (10.8°C/11.8°C/12.1°C), luglio di 0.7°C (12°C/12.6°C/12.7°C) come pure agosto (12.7°C/12.3°C/13.4°C).

    Adesso la radiazione solare:

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ID: 1638756


    Le medie decennali sono 21224, 21366 e 21813 KJ\mq, l’aumento complessivo è di 591 KJ\mq.
    Giugno ha aumentato la sua media di 1273 KJ\mq (21116/21977/22389), luglio di 449 (22325/23048/22774) ed agosto è rimasto praticamente stabile (20275/19096/20293); da notare che in questo decennio abbiamo avuto le estati più e meno soleggiate (2017 e 2014).

    Passiamo alla pressione atmosferica:

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ID: 1638757


    Le medie decennali sono 1005.8, 1001 e 1002.8 hPa (nel caso dell’estate 1992 sono disponibili solo i dati di luglio); in questo caso è si è avuto un calo complessivo di 3 hPa.
    Il periodo 2003-2007 ha avuto medie molto basse, di cui non riesco a trovare una spiegazione (non vorrei che i dati siano sbagliati..).
    Come dicevo sopra, la pressione media al suolo è diminuita anche ignorando il quinquennio 2003-2007.
    A mio parere questo si può spiegare con il fatto che l’alta pressione durante le estati degli anni ’90 aveva una maggiore componente azzorriana, un po' come capitato anche nella stagione 2013; in effetti l’anticiclone delle Azzorre ha anche pressione alta al suolo, a differenza di quello nordafricano.
    Giugno è calato di 3.6 hPa (1006.5/1001.6/1002.9), luglio di 3.3 hPa (1005.4/1001/1002.1), agosto di 2.2 hPa (1005.8/1000.5/1003.6).

    Passo alle temperature ad 850 hPa:

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ID: 1638758



    La serie parte dagli anni ’80, ma le conclusioni che si possono trarre sono sempre le stesse.
    Le medie decennali sono 12.6°C, 13°C, 13.6°C e 14.3°C, con un aumento di ben 1.8°C (1.3°C dagli anni ’90); l’estate 2003 è sempre prima, ma con un vantaggio ridotto rispetto alle medie al suolo.
    Anche qui è evidente il rapido incalzare di estati molto calde in questo decennio, basti pensare che dal 2012 in poi ne abbiamo avute ben cinque fra il secondo ed il settimo posto mentre nei primi vent’anni ne abbiamo avute solo due-tre molto calde (1983, 1994 e 1998); pure qui spicca l’anomalia dell’estate 2014 e vediamo che la 2016, pur non avendo avuto forti e persistenti ondate di calore, è più calda di quasi tutte quelle dei primi vent’anni.
    I giorni con temperatura superiore a 15 gradi sono passati mediamente da 20 a stagione, poi 24, trenta ed ora sono 37; quelli con valori sotto i dieci sono passati da 21 a 17 a 12 ed ora sono solo nove.
    Durante l’estate 2003 abbiamo avuto 54 giorni con temperatura sopra i 15 gradi, 51 nel 2019, 49 nel 2012, 44 nel 2017, 43 nel 2015 e 41 nel 1994; dall’altro lato ne abbiamo avuti appena 17 nel 2014, 16 nel 1981 e 1989, 15 nel 1984, 14 nel 1987, 13 nel 1999, 11 nel 1996 ed addirittura solamente cinque nel 1997 (con una punta massima di appena 16.2°C, roba da non credere!!)
    Giugno si è scaldato di ben 2.3°C (10.5°C/11.2°C/12.3°C/12.8°C), luglio di 0.9°C (13.8°C/13.5°C/14.4°C/14.8°C) ed agosto di 1.7°C (13.5°C/14.3°C/14.1°C/15.2°C); gli aumenti dagli anni ’90 sono 1.6°C, 1.3°C e 0.9°C.


    Ora è il turno dello ZT:

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ID: 1638759


    Le medie decennali sono di 3543, 3544, 3627 e 3726 metri, con un aumento di 183 metri; esso è avvenuto quasi esclusivamente durante l’ultimo ventennio, in effetti si nota un cambio di passo a partire dall’estate 2007.
    Vediamo subito che in questo caso l’estate 2003 ha perso il primato: ha comandato la classifica per undici anni, poi è stata superata tre volte nel corso degli ultimi cinque (e per due è stato migliorato il record).
    Anche qui si nota che abbiamo avuto varie estati recenti tra le primissime in classifica (2012, 2015, 2016, 2017 e 2019), colpisce anche il fatto che la stagione 2016 si trovi così in alto nella graduatoria; dall’altro lato la 2014 si conferma un pesce fuor d’acqua rispetto al contesto attuale e vediamo che la media più bassa stavolta viene conquistata dalla 1989.
    I giorni a stagione con ZT oltre i 3500 metri sono passati mediamente da 51 a 53, poi a 58 ed ora sono 62; quelli con valori sopra i 4000 metri sono passati da 21 a 19, poi 25 ed ora sono trenta.
    Per contro i giorni con zero termico sotto i tremila metri sono passati da 17 a 15 poi a 12 ed ora sono solo dieci.
    Durante l’estate 2015 abbiamo avuto ben 43 giorni con ZT superiore a 4000 metri, 39.5 nel 2017, 37.5 nel 2003, 35.5 nel 2010 e 2019, 34.5 nel 2012 e 33 nel 2016; dall’altro lato ne abbiamo avuti solo 15 nel 1995, 14 nel 2004, 13 nel 1986, 1989 e 2014, 11.5 nel 1999, 11 nel 1996 ed addirittura 5.5 nel 1997.
    Giugno ha aumentato la propria media di ben 317 metri (3165/3269/3396/3482), luglio di 42 (3726/3630/3737/3768) ed agosto di 195 (3727/3719/3737/3922); gli aumenti dagli anni ’90 sono 213, 107 e 203 metri.


    Adesso i geopotenziali a 500 hPa:

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ID: 1638761


    Le medie decennali sono di 5764, 5768, 5773 e 5790 metri, con un aumento complessivo di 26; l’incremento maggiore si è avuto nel passaggio dal decennio scorso a quello attuale.
    Pure in questo caso vediamo che le estati del lontano passato che dominano i rispettivi decenni (1983 e 1994) abbiano la media del decennio attuale; anche qui la 2003 ha ceduto il passo, è stata battuta dalla 2019 ma c’era mancato poco anche nel 2015 e 2017.
    Anche in questo caso si nota il recente affollamento di estati con medie molto elevate: la 2019, 2017, 2015, 2012 e 2016 sono tra il primo ed il sesto posto, la 2018 è ottava e la 2013 è in nona posizione.
    Il cambio di passo è evidentissimo a partire dal 2012.
    Dall’altro lato vediamo che la 2014 diventa ancora più anomala, è addirittura la terza peggiore dietro alla 1989 e la 1995.
    Giugno ha aumentato la propria media di 47 metri (5713/5734/5748/5760), luglio è rimasto complessivamente immutato (5793/5776/5788/5793), agosto è salito di 32 metri (5785/5793/5781/5815).

    Infine la pioggia:

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ID: 1638762


    Le medie decennali sono di 364.2, 385.1 e 318.3 mm; i giorni piovosi (quelli con accumulo pari o superiore ad un millimetro) sono passati da 28 a 26 ed infine a 25.
    In questo decennio è diminuita la piovosità, abbiamo avuto le due estati più secche della serie (2019 e 2013) ma anche la più piovosa di tutte (2014) e quasi tutte sono sotto la media di riferimento.
    Giugno ha perso 20 mm (143.8/97.8/123.8) e due giorni piovosi (11/8/9), luglio 12.2 mm (114.9/123.2/102.7) ma con lo stesso numero di giorni piovosi (9/8/9), agosto 7.5 mm (105.5/164.1/98) ed un giorno di pioggia (8/10/7); luglio ed agosto hanno avuto lo stesso comportamento (ossia aumentano la propria piovosità nel decennio scorso e poi tornano indietro), giugno fa il contrario.
    (continua)

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  • Francesco.
    ha risposto
    Io per quanto riguarda le nevicate (scusate se è OT), ho notato che mancano ormai le nevicate da addolcimento, quelle che qui regalavano qualche ora di neve prima del caldo scirocco, sommergendo invece il NW. Manca quell' "invidia" verso Piemonte, Lombardia ed ER che vedevano neve anche per giorni, mentre qua il sottile manto si scioglieva...
    Io ho 21 anni, chiaramente ho pochi ricordi, però anche a leggere qui e nei vari forum sembra che questa sinottica tende ormai a scomparire, le regioni del NW vedono anche loro sempre meno neve, e le sciroccate portano ben pochi accumuli anche lì dove ne faceva mezzo metro.

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  • Snoww
    ha risposto
    Lo so bene Flavio che anche tu guardavi il Televideo :)

    Come ho scritto inizialmente nel mio messaggio, è quasi impossibile spiegare veramente le varie sfacettature tutte collegate tra di loro, scrivendo tutto quello che ci sarebbe da dire su determinati argomenti.

    Per quanto mi riguarda in estate (ma anche in inverno) il vero cambiamento principale secondo me è la totale assenza di quello che noi conoscevamo come anticiclone delle Azzorre subissato dall'attuale subtropicale.
    E l'avere o il non avere l'azzorre attenzione, non ha risvolti solo legati al parametro temperature, parliamo di modifiche mooolto più ampie su tantissimi aspetti della climatologia generale e di riflesso sul territorio.
    Ma non vado oltre, magari ad una prossima cena potrebbe essere l'argomento di conversazione.
    Ciao

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  • flavio-resana
    ha risposto
    Originariamente inviato da Snoww Visualizza il messaggio
    Tanta carne al fuoco qui come si suol dire e aggiungo difficile quanto siano delicati questi argomenti spiegarli correttamente.
    Tra l'altro il titolo del thread dice dinamiche estive fra qualche mese lo possiamo modificare in dinamica invernali....
    Se uno ha voglia di perdere tempo vada a vedersi tutti gli inverni nel sito del Noaa dal 70 fino al 2000, e poi mi dica quante saccature trova che una volta entrate in Mediterraneo, vanno in cut-off e non traslano verso est.
    Collegato a questo Qualcuno mi dica anche dove sono finite le classiche nevicate in pianura padana con fronte in entrata occidentale dopo i classici ma oserei dire perfino canonici 4/5 giorni di un irruzione fredda, "gnanca fusse un orologio".
    Collegato a questo, magari scopriamo anche il perché le basse pianure del nord Italia hanno nevosità più alta che non la fascia collinare e Pedemontana in genere del Nord in questi ultimi 20 anni.
    Teniamoli buoni per l'inverno va[emoji28]


    Ps
    Da piccolino guardavo il Televideo e ascoltavo la radio per capire dove nevicava in diretta, mi ricordo perfettamente come quando nevicava ad un certo punto venivo a sapere che a Padova girava in pioggia.... però a casa mia sapevo che ancora per almeno altre 2/3 avrei visto bella neve, oggi va mooolto diversa la cosa,anche questo aneddoto se lo associamo ad un certo tipo di configurazione scopriamo che tutto torna, e qualcosa a livello mondiale di circolazione è decisamente cambiato, e si chiama: GW e i suoi riflessi sul territorio.
    anche io ho iniziato col TELEVIDEO già negli anni 80, quando ero molto piccolo; abitavo ad Abano Terme, ricordo un novembre con temporale forte la sera e la pioggia mista a neve proprio a casa mia, mentre la mattina mi svegliai con il Colle San Daniele imbiancato, ma solo il tetto dell'EREMO...mentre al suolo nulla.

    Così come le dinamiche estive: negli anni 80 vi erano configurazioni che erano "ripetitive" ed erano ormai divenute "consuetudini" e le estati passate al Corno mi insegnavano come la attività cumuliforme era soggetta a richiami secchi (anche lì, si) da SW con cumulogenesi decisamente diversificata e ben più a Nord della fascia prealpina.
    Anche le nevicate che citi tu (girava in pioggia a PD e da te altre 2 o 3 ore...): non è in realtà vero totalmente perché anche oggi ci sono situazioni che si ripetono sempre uguali negli anni: basti pensare alle nevicate da EST ed alle nevicate da scorrimento con caduta delle zone a ridosso delle coste a salire verso NW...
    Insomma, forse proprio le dinamiche estive sono quelle che hanno subito più modifiche con un innalzamento dell'indice ITCZ più a Nord risptto al passato.

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  • Estate
    ha risposto
    Non sono così tecnico ed esperto come molti di voi ma , se devo pensare alle estati di 30-35 anni fà , che ricordo abbastanza bene , le due differenze che vedo proprio più palesi , sono la facilità con cui si raggiungono valori vicini ai 35°C e la sensazione spesso di afa che c'è dopo i temporali. E' decisamente più raro del passato vedere quelle rinfrescate che duravano almeno1-2 giorni , dopo il temporale. Spesso , almeno quà , l'afa continua o comunque la temperatura tende spesso a salire di nuovo facilmente.

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  • Snoww
    ha risposto
    Tanta carne al fuoco qui come si suol dire e aggiungo difficile quanto siano delicati questi argomenti spiegarli correttamente.
    Tra l'altro il titolo del thread dice dinamiche estive fra qualche mese lo possiamo modificare in dinamica invernali....
    Se uno ha voglia di perdere tempo vada a vedersi tutti gli inverni nel sito del Noaa dal 70 fino al 2000, e poi mi dica quante saccature trova che una volta entrate in Mediterraneo, vanno in cut-off e non traslano verso est.
    Collegato a questo Qualcuno mi dica anche dove sono finite le classiche nevicate in pianura padana con fronte in entrata occidentale dopo i classici ma oserei dire perfino canonici 4/5 giorni di un irruzione fredda, "gnanca fusse un orologio".
    Collegato a questo, magari scopriamo anche il perché le basse pianure del nord Italia hanno nevosità più alta che non la fascia collinare e Pedemontana in genere del Nord in questi ultimi 20 anni.
    Teniamoli buoni per l'inverno va[emoji28]


    Ps
    Da piccolino guardavo il Televideo e ascoltavo la radio per capire dove nevicava in diretta, mi ricordo perfettamente come quando nevicava ad un certo punto venivo a sapere che a Padova girava in pioggia.... però a casa mia sapevo che ancora per almeno altre 2/3 avrei visto bella neve, oggi va mooolto diversa la cosa,anche questo aneddoto se lo associamo ad un certo tipo di configurazione scopriamo che tutto torna, e qualcosa a livello mondiale di circolazione è decisamente cambiato, e si chiama: GW e i suoi riflessi sul territorio.

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  • orione
    ha risposto
    Originariamente inviato da orione Visualizza il messaggio
    ITF (ex ITCZ) Intertropical Front ancora in sordina su livelli poco sotto la norma, questo finchè le SSTA delle acque del Golfo di Guinea attualmente ancora positive non passeranno in territorio negativo, attivando il monsone dell'africa nordoccidentale.
    Un paio di mappe per capire:

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  • Burano
    ha risposto
    Argomento molto interessante!

    Avevo scritto un'analisi dell'evoluzione estiva basandomi sui dati della stazione Osmer di Udine e sui radiosondaggi; la posso mettere qui?
    Ovviamente non voglio affermare che le medie di Udine valgano per tutti (ci mancherebbe), ma penso che molte conclusioni si possano estendere a tutto il Triveneto; in fin dei conti è un territorio piccolo su scala globale e quindi siamo tutti sulla stessa barca.

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  • orione
    ha risposto
    Originariamente inviato da Stefano Zamperin Visualizza il messaggio
    Apro questo thread per creare un approfondimento sulle dinamiche estive della nostra macroregione triveneta che sempre più spesso osserviamo essere diverse dal passato. Metto le mani avanti per una facile comprensione: sono un appassionato. Ci sono diverse personalità più qualificate del sottoscritto per emettere un'analisi anche superficiale degli eventi. Mi piacerebbe però trovare un sentimento comune, atto a capire meglio le dinamiche del passato e del presente.

    Nell'immaginario collettivo, la dinamica estiva dovrebbe essere quella in cui pedemontane e montagne sono le favorite per l'accumulo pluviometrico. Ma non è sempre stata così soprattutto negli ultimi anni, dove le pedemontane e prealpi vanno in ombra a causa di nuclei temporaleschi che nascono nelle zone di convergenza tra bassa pianura (dopo i primi 5 km dalla costa) e media pianura (30ina di km circa). Dico che storicamente il temporale estivo nasce sulle prealpi e si adagia sulla pianura, ma con queste configurazioni con un SW prepotente, le cose diventano diverse. Non è un caso che gli anni con più tornado osservati vanno pari passo con un periodo molto secco sull'Emilia e continue convergenze in piena pianura. A noi pedemontani mancano veramente le estati old style dove si creava il fungo ogni santo giorno e pioveva ogni santo pomeriggio o quasi. E ovviamente con queste convergenze è molto più interessante la nostra disciplina, però ci sono anche più danni da calcolare per le attività umane.

    Altra riflessione che esula da questo discorso sulle dinamiche ma che mi piacerebbe affrontare con tutti voi del forum

    Voglio evidenziare, anche in maniera un po' polemica lo ammetto, "perchè ci hanno sempre raccontato che l'estate è sempre andata così, con il temporale estivo sulla fascia prealpina e pedemontana". Perchè un supporto esteso di dinamiche e di dati, inconfuntabili, è difficile averle rispetto a quello che registriamo più o meno dal 2000 a questa parte, grazie alla presenza dei forum prima e poi dei social. Quante volte abbiamo sentito e continuamo a ripetercelo: "il temporale arriva dal Garda ed allora farà danni". Ma quali erano le cause scatenanti? Non è che la sensazione di vedere qualcosa da ovest, identificandolo quindi il Lago di Garda, era invece il solito trenino che si sviluppava da Sudovest che imperversava l'alta pianura e la pedemontana? Io chiedo, ci sono realmente degli studi su queste dinamiche?

    Sono tutte domande che forse lasciano il tempo che trovano però è innegabile parlare di un cambiamento delle dinamiche estive ormai da quella fatidica estate del 2003. Ma io vi chiedo ma è realmente così? il 1994, studiandolo, ha avuto dei record, paragonati a quegli anni, davvero enormi. E' evidente che più ci spingiamo verso quegli anni (pre 2000) ed è sempre più difficile capire realmente cosa accadde. Io sto studiando da tanti anni le ondate calde qui a Bassano: per molti saranno anacronistiche vista la posizione non così esposta ed i suoi 130 m di altitudine, però è innegabile, dati alla mano, che dal 1985 si registrano ondate calde sempre più forti e sempre più cadenzate. E di mezzo c'è sicuramente l'assenza dell'anticiclone delle Azzorre e la presenza dell'Hp subtropicale. Sono indimenticabili i post storici sull'ITCZ di Remigio.
    ITF (ex ITCZ) Intertropical Front ancora in sordina su livelli poco sotto la norma, questo finchè le SSTA delle acque del Golfo di Guinea attualmente ancora positive non passeranno in territorio negativo, attivando il monsone dell'africa nordoccidentale.

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  • Piovoso92
    ha risposto
    Personalmente ricordo o poco o nulla degli anni '90, quindi devo concentrare il discorso sulle differenze tra gli ultimi due decenni. Oltre all'aspetto dell'aumento delle temperature che appare evidente e inequivocabile dall'analisi dei dati, ho l'impressione che negli ultimi anni si assista ad un prevalere di dinamiche temporalesche connotate da venti molto deboli in quota che rendono le celle molto lente nel loro moto e legate a convergenze stazionarie al suolo, a scapito dei sistemi frontali organizzati in rapido spostamento da ovest ad est. Nelle ultime estati ho assistito a strani temporali autorigeneranti accomunati dall'essere innescati dal fronte di brezza, mentre faccio sempre fatica a vedere quelle belle linee di groppo precedute da una nube a mensola e seguite da atmosfere fresche e limpide che in passato capitavano regolarmente.
    C'è poi la questione dei periodi siccitosi estivi che mi sembrano stiano aumentando di frequenza in modo abbastanza rilevante dal 2011 in poi, forse anche per il contributo che le ondate di calore danno all'evotraspirazione: nel primo decennio del 2000 ricordo solo due eventi siccitosi rilevanti (2003 e 2006), mentre dal 2011 in poi posso dire che solo le estati del 2014, del 2016 e del 2018 siano state immuni dal problema.
    Comunque per quanto riguarda i dati pluviometrici, tempo fa avevo fatto una ricerca mettendo a confronto gli accumuli registrati dal 1955 al 1993 dalla stazione di Pieve di Soligo/Sernaglia (ufficio idrografico) con quelli raccolti dal 1994 dalla stazione ARPAV della vicina ma forse leggermente più piovosa località di Farra di Soligo, rappresentativa del clima della pedemontana trevigiana. Ebbene, pur in presenza di oscillazioni anche significative da un decennio all'altro, non si individuavano trend ben definiti: per quanto riguarda l'estate ad esempio si passa dai 367mm del periodo 1955-1993 ai 391,3mm della serie ARPAV 1994-2019 fino ai 360,9mm del decennio 2010-19, valori che non sembrano mostrare chissà quali tendenze climatiche.

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  • Marco Rabito
    ha risposto
    Buongiorno forum.

    Ringrazio Stefano per aver proposto questo interessante approfondimento.

    Le dinamiche del Cambiamento Climatico, contestualizzate sul territorio Padano e del nordest italiano sono in genere, dal punto di vista sinottico, quelle estensibili all'Europa occidentale.

    Il campo barico, non solo nel periodo estivo, è sempre più frequentemente caratterizzato da figure dominanti soggette a movimenti diversi rispetto a qualche decennio fa.
    Sono diventati molto più frequenti i movimenti meridiani e di conseguenza, secondo le osservazioni gclimatologiche, ne risente fortemente la dinamicità meteorologica.
    Il periodo estivo, visto che di questo stiamo parlando, risulta sempre più caratterizzato dalla presenza invadente di alte pressioni con componente subtropicale.
    Non si tratta, per la maggioranza delle volte, di veri e propri promontori provenienti dal Sahara, bensì figure che definirei "ibride" (date un occhio alle altezze del geopotenziali sul Nordafrica e troverete spesso dei valori relativamente bassi durante queste dinamiche), segno di una strutturazione non sempre rispondente alla letteratura, di questo tipo di promontori (me ne guardo da definirli genericamente "africani").

    Questa dinamica "ibrida" rappresenta quanto di peggio possiamo osservare come effetti sul nostro angolo di mondo. Riceviamo il calore tipico del trasporto di masse d'aria da latitudini molto meridionali ma allo stesso tempo non ci facciamo mancare l'umidità.
    I promontori africani in genere ne dovrebbero essere abbastanza scarichi.

    Come si osserva meridianità piuttosto stazionaria da sud, altrettanto non possiamo dire della meridianità in senso opposto.
    Instabilità e temporali estivi sono sempre più connessi a forzanti sinottiche meridiane, attraverso l'allungamento di saccature artiche, talvolta acute e produttive di notevoli contrasti e intensa fenomenologia ma in molte occasioni queste penetrazioni di aria fredda verso il Mediterraneo vengono presto soffocate da un campo di geopotenziali elevati (cut-off) e finiscono con limitare il campo di interesse della fenomenologia a zone piuttosto ridotte.

    Ora devo andare a preparare il pranzo ma qualcosa in più lo aggiungo dopo.

    Lascio a chi vuole intervenire un altro tema che Stefano ha scordato circa la fenomenologia convettiva.

    Che fine ha fatto il temporale a cella singola in sviluppo con la rottura del Cap (sera) in regime di alta pressione.
    Si, proprio lui, il temporale di calore.

    Un indizio? Geopotenziali mediamente più elevati?

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  • Stefano Zamperin
    ha iniziato la discussione Dinamiche estive trivenete tra passato e presente

    Dinamiche estive trivenete tra passato e presente

    Apro questo thread per creare un approfondimento sulle dinamiche estive della nostra macroregione triveneta che sempre più spesso osserviamo essere diverse dal passato. Metto le mani avanti per una facile comprensione: sono un appassionato. Ci sono diverse personalità più qualificate del sottoscritto per emettere un'analisi anche superficiale degli eventi. Mi piacerebbe però trovare un sentimento comune, atto a capire meglio le dinamiche del passato e del presente.

    Nell'immaginario collettivo, la dinamica estiva dovrebbe essere quella in cui pedemontane e montagne sono le favorite per l'accumulo pluviometrico. Ma non è sempre stata così soprattutto negli ultimi anni, dove le pedemontane e prealpi vanno in ombra a causa di nuclei temporaleschi che nascono nelle zone di convergenza tra bassa pianura (dopo i primi 5 km dalla costa) e media pianura (30ina di km circa). Dico che storicamente il temporale estivo nasce sulle prealpi e si adagia sulla pianura, ma con queste configurazioni con un SW prepotente, le cose diventano diverse. Non è un caso che gli anni con più tornado osservati vanno pari passo con un periodo molto secco sull'Emilia e continue convergenze in piena pianura. A noi pedemontani mancano veramente le estati old style dove si creava il fungo ogni santo giorno e pioveva ogni santo pomeriggio o quasi. E ovviamente con queste convergenze è molto più interessante la nostra disciplina, però ci sono anche più danni da calcolare per le attività umane.

    Altra riflessione che esula da questo discorso sulle dinamiche ma che mi piacerebbe affrontare con tutti voi del forum

    Voglio evidenziare, anche in maniera un po' polemica lo ammetto, "perchè ci hanno sempre raccontato che l'estate è sempre andata così, con il temporale estivo sulla fascia prealpina e pedemontana". Perchè un supporto esteso di dinamiche e di dati, inconfuntabili, è difficile averle rispetto a quello che registriamo più o meno dal 2000 a questa parte, grazie alla presenza dei forum prima e poi dei social. Quante volte abbiamo sentito e continuamo a ripetercelo: "il temporale arriva dal Garda ed allora farà danni". Ma quali erano le cause scatenanti? Non è che la sensazione di vedere qualcosa da ovest, identificandolo quindi il Lago di Garda, era invece il solito trenino che si sviluppava da Sudovest che imperversava l'alta pianura e la pedemontana? Io chiedo, ci sono realmente degli studi su queste dinamiche?

    Sono tutte domande che forse lasciano il tempo che trovano però è innegabile parlare di un cambiamento delle dinamiche estive ormai da quella fatidica estate del 2003. Ma io vi chiedo ma è realmente così? il 1994, studiandolo, ha avuto dei record, paragonati a quegli anni, davvero enormi. E' evidente che più ci spingiamo verso quegli anni (pre 2000) ed è sempre più difficile capire realmente cosa accadde. Io sto studiando da tanti anni le ondate calde qui a Bassano: per molti saranno anacronistiche vista la posizione non così esposta ed i suoi 130 m di altitudine, però è innegabile, dati alla mano, che dal 1985 si registrano ondate calde sempre più forti e sempre più cadenzate. E di mezzo c'è sicuramente l'assenza dell'anticiclone delle Azzorre e la presenza dell'Hp subtropicale. Sono indimenticabili i post storici sull'ITCZ di Remigio.
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