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[OT] Che cosa dobbiamo attenderci dalla situazione dei ghiacci Artici

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  • [OT] Che cosa dobbiamo attenderci dalla situazione dei ghiacci Artici

    La condizione dei ghiacci artici, come ben risaputo, ha delle implicazioni sul nostro clima e sulla situazione meteorologica. Uno di questi fattori è l’aumento del calore immagazzinato nell'Oceano Artico che viene rilasciato nell'atmosfera:

    meno ghiaccio estivo/autunnale -> maggior accumulo di calore in oceano -> maggior flusso di calore sensibile e latente dall'oceano all'atmosfera in autunno -> possibile aumento gpt -> possibile cambiamento della circolazione atmosferica.

    Questa è ovviamente una semplificazione, recenti lavori infatti tendono a ridimensionare l’ipotesi di una correlazione così lineare del sistema, visto che il condizionamento tenderebbe a riguardare i piani atmosferici più bassi. Tuttavia, l’importanza di questo ragionamento, o per meglio dire della sua parte iniziale, rimane sostanzialmente in piedi se pensiamo alla diminuzione del gradiente termico e a tutti le argomentazioni relative alla dinamica delle onde di Rossby.



    Questo breve preambolo mi è servito per introdurre lo studio di Smith, Polvani, Tremblay1 intitolato “The Impact of Stratospheric Circulation Extremes on Minimum Arctic Sea Ice Extent”, che potrebbe suggerirci delle indicazioni interessanti anche sul prossimo inverno in quanto presuppone una condizione (SPV) che si è appena verificata.
    È dimostrato che gli estremi nella circolazione stratosferica durante la stagione invernale, SSW (stratospheric sudden warming) e SPV (strong polar vortex events), sono associati a significative anomalie nella concentrazione di ghiaccio marino nel Mare di Barents, in primavera, e lungo la costa eurasiatica in estate. Coerentemente con precedenti lavori sull'AO, è stato documentato che gli SSW, che sono seguiti dalla fase negativa dell'AO, causano la crescita del ghiaccio marino; gli SPV, che invece sono seguiti dalla fase positiva dell'AO ne determinano la perdita (sebbene i meccanismi nel Mare di Barents e lungo la costa eurasiatica siano diversi).

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    L'analisi composita di SSW e SPV rivela anomalie SIE (sea ice extent) regionali significative e opposte: queste si trovano nello stretto di Bering e nel Mare di Ohkotsk (B / O) in inverno, nel Mare di Barents (BA) in primavera e in Laptev, Siberia orientale e Chukchi Seas (L / ES / C) in estate.

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    È evidente una significativa correlazione tra l’AO invernale e l'estensione del ghiaccio marino artico di settembre.
    Questo sembra sia dovuto, in parte, all'aumento della divergenza del ghiaccio marino lungo le coste del Mare di Siberia orientale e del Mar di Laptev quando l'AO è nella sua fase positiva. Questa crescente divergenza lungo la costa eurasiatica promuove la crescita di ghiaccio sottile che si scioglie più facilmente durante i mesi estivi, portando a un ritiro precedente amplificato dal feedback ghiaccio-albedo e risultante in un SIE artico di settembre anomalo.
    Venendo da un inverno caratterizzato da un SPV sarà interessante analizzare la bontà di questo studio, quindi aggiornerò il post con altre considerazioni man mano il quadro sarà più completo.

    1- https://par.nsf.gov/biblio/10066612
    Daniele Campello

  • #2
    Dire affascinante è riduttivo.....grazie Daniele
    Gino Lovisa

    ​http://www.maniagometeo.altervista.org

    Cos'è l'esperienza se non la memoria dei propri errori...?!
    La natura è un'artista e non ama ripetere se stessa.
    La curiosità è la madre della conoscenza.
    La meteo: passione, non ossessione!

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    • #3
      Grazie dell'intervento Daniele come sempre molto interessanti.
      Per quanto riguarda i ghiacci, mi confermi che sono sempre con maggior importanza le loro condizioni a fine estate a determinare anche i segni di qualche teleconnessione?
      Questo di riflesso diventano spesso macigni insuperabili per la stagione seguente cioè invernale?
      Mi sembra che man mano che gli studi avanzino, sia sempre più evidente e prenda sempre più consapevolezza, come i ghiacci abbiano un ruolo del tutto primario nel determinare alcuni fattori.

      Ciao.

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      • #4
        Originariamente inviato da Snoww Visualizza il messaggio
        Grazie dell'intervento Daniele come sempre molto interessanti.
        Per quanto riguarda i ghiacci, mi confermi che sono sempre con maggior importanza le loro condizioni a fine estate a determinare anche i segni di qualche teleconnessione?
        Questo di riflesso diventano spesso macigni insuperabili per la stagione seguente cioè invernale?
        Mi sembra che man mano che gli studi avanzino, sia sempre più evidente e prenda sempre più consapevolezza, come i ghiacci abbiano un ruolo del tutto primario nel determinare alcuni fattori.

        Ciao.
        Ti confermo tutto.
        C’è indubbiamente un flusso di calore (latente), con possibile incremento dei gpt e consequenziale propensione ad avere sul nascere un VP più disturbato e c’è una variazione del gradiente termico nell’ambito della cella di Ferrel (Eddies). Questi sono tutti aspetti legati alle TLC e a movimenti invernali. Pensiamo per esempio alle dinamiche stratosferiche: l’assenza di propagazione nel tardo autunno è ciò che di fatto favorisce il raffreddamento della stratosfera (NAM+ e conseguente AO+ in inverno).
        Possiamo proseguire il ragionamento su altre TLC, esempio il SAI index e simili:

        atmosfera più calda con più acque oceaniche libere-> aumento di vapore acqueo nella troposfera artica (cosa che funge anche da feedback per favorire il riscaldamento stesso) -> probabilità di precipitazioni nevose sul continente euroasiatico in autunno -> maggior propensione ad avere AO- in inverno passando per dinamiche stratosferiche.

        Oggi qualsiasi ragionamento legato a previsioni invernali (parliamo ovviamente di caratteristiche del VP/VPS in scala emisferica) deve tener conto del cambiamento dei ghiacci artici. Più riusciamo prevedere il comportamento degli Eddies, più ci concentriamo sugli aspetti legati alla propagazione verticale dell’onda, migliore sarà il risultato finale.
        Daniele Campello

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        • #5
          Daniele, forse ricordo male, forse ho interpretato male ma, a suo tempo, mi pareva di aver percepito che il SAI ( Snow Cover Advance Index) aveva perso credito come indice predittivo.
          Mi fai chiarezza cortesemente?
          Ciao carissimo
          Gino Lovisa

          ​http://www.maniagometeo.altervista.org

          Cos'è l'esperienza se non la memoria dei propri errori...?!
          La natura è un'artista e non ama ripetere se stessa.
          La curiosità è la madre della conoscenza.
          La meteo: passione, non ossessione!

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          • #6
            Originariamente inviato da handel Visualizza il messaggio
            Daniele, forse ricordo male, forse ho interpretato male ma, a suo tempo, mi pareva di aver percepito che il SAI ( Snow Cover Advance Index) aveva perso credito come indice predittivo.
            Mi fai chiarezza cortesemente?
            Ciao carissimo
            Ciao Gino, ricordi bene, ha perso credito come tra l'altro gran parte delle TLC.
            Il SAI più di altre TLC rimanda ad una certa linearità del sistema, cosa in realtà poco probabile.
            Personalmente mi concentrerei su dinamiche legate alla propagazione dell'onda e all'interazione troposfera-stratosfera e lascerei da parte le TLC.
            Daniele Campello

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            • #7
              Originariamente inviato da Neo Visualizza il messaggio
              Ciao Gino, ricordi bene, ha perso credito come tra l'altro gran parte delle TLC.
              Il SAI più di altre TLC rimanda ad una certa linearità del sistema, cosa in realtà poco probabile.
              Personalmente mi concentrerei su dinamiche legate alla propagazione dell'onda e all'interazione troposfera-stratosfera e lascerei da parte le TLC.
              Grazie Daniele, come sempre puntuale, conciso ma chiarissimo, sull'orientamento di cui alla frase sottolineata....io sclero dalla curiosità di capire, forse perchè sono perfettamente ignorante in materia, i meccanismi di queste propagazioni energetiche..attendo tue nuove quando potrai e/o vorrai.
              Gino Lovisa

              ​http://www.maniagometeo.altervista.org

              Cos'è l'esperienza se non la memoria dei propri errori...?!
              La natura è un'artista e non ama ripetere se stessa.
              La curiosità è la madre della conoscenza.
              La meteo: passione, non ossessione!

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              • #8
                Ciao Daniele, ritieni che siamo dentro un circolo vizioso causato dal deficit artico? E quindi probabile che questo inverno appena trascorso possa ripetersi anche nel prossimo, oppure ci potrà essere un fattore che faccia inceppare questo meccanismo “malato”?
                grazie..

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                • #9
                  Originariamente inviato da valdoman Visualizza il messaggio
                  Ciao Daniele, ritieni che siamo dentro un circolo vizioso causato dal deficit artico? E quindi probabile che questo inverno appena trascorso possa ripetersi anche nel prossimo, oppure ci potrà essere un fattore che faccia inceppare questo meccanismo “malato”?
                  grazie..
                  Ciao, è un fattore molto importante, lo dimostrano senza ombra di dubbio alcuni importanti indicatori: in questo la stratosfera fa da cartina tornasole. Attraverso la disposizione emisferica del VP possiamo comprendere la risposta dell’alta stratosfera: un VP molto disturbato/un VP molto compatto vanno a favorire un raffreddamento dei piani alti -> aumento del NAM -> condizionamento AO index. Questo è l’inverno 2019/2020, ma sarà sempre così? In parte sì, la logica sulla propagazione è molto efficace. È plausibile ragionare su inverni dal punto di vista emisferico caratterizzati da SSW e SPV in base alla “qualità” della propagazione. In tutto questo ragionamento i ghiacci hanno un ruolo evidente (come nel passato recente, così in futuro).
                  Daniele Campello

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