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  1. #21
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    PREDIZIONI DI UN FUTURO PASSATO

    Quando si parla di clima e di AGW (Anthropogenic Global Warming) si finisce sempre a parlare di “qual è il consenso della comunità scientifica?”. Di solito il numero 97% viene tirato fuori, oppure l’ “estremamente probabile” (99% di possiblità) fornito dall’IPCC nei suoi report. Ma alcuni fanno notare: non è così che funziona la Scienza, e Galileo era solo contro tutti, con la sua Verità!

    In effetti, hanno in parte ragione. Come si valuta la bontà o meno di una teoria scientifica? Lo si fa osservando le predizioni che una teoria fa sui risultati di un esperimento, che sia la caduta di un grave o il Bosone di Higgs. Nel caso della climatologia, di laboratorio ce n’è uno solo nel mondo reale: il nostro pianeta. La nostra teoria del cambiamento climatico fu sviluppata a partire dal 1880, quando Ahrrenius osservò che la CO2 in un contenitore assorbiva alcune particolari lunghezze d’onda e si scaldava, e scrisse che “se continuiamo a bruciare carbone producendo CO2, triplicando la sua concentrazione in atmosfera ci ritroveremmo con 9 gradi in più in Artico” (molto vicino alle correnti stime). I conti continuarono carta e penna finché, con lo sviluppo dei moderni computer e con le nostre nuove capacità osservative delle componenti dell’atmosfera, si cominciarono a costruire i primi modelli climatici al calcolatore.

    Un nuovo articolo appena pubblicato su Geophysical Research Letters si è quindi chiesto: le predizioni fatte da quei modelli a partire dal 1970 per i 50 anni successivi, come sono state? La risposta, non sorprendentemente, è stata quanto segue: su 17 modelli indipendenti testati che nel tempo hanno fornito previsioni fino all’anno 2017, quasi tutti (ben 14 su 17!) hanno abilmente predetto l’andamento della temperatura superficiale globale in relazione all’aumento della CO2 con precisione. Dei restanti 3, due hanno predetto un riscaldamento un poco inferiore a quello che si è poi verificato e solo 1 è stato un poco “catastrofista”! E, si noti, stiamo parlando di modelli molto semplici, sviluppati agli albori della moderna scienza del clima. I moderni modelli climatici (che verranno usati per il prossimo report IPCC AR6) sono molto più ricchi di dettagli e, costantemente, le migliorie apportate li hanno resi sempre più bravi sia a simulare il clima odierno e passato sia a darci, con maggior fiducia, delle proiezioni per quello futuro.

    Si spera che questo studio sia una pietra tombale sugli infiniti argomenti da parte di certa stampa e certi strampalati accademici circa presunti climatologi catastrofisti che per qualche ragione desiderano spaventare la popolazione senza alcuna base teorica per le loro predizioni. Lungi dall’essere inventori di sventure, le nostre previsioni si sono verificate con puntualità, e gli stessi principi fisici che le hanno guidate in passato lo faranno per il prossimo futuro, la cui traiettoria a questo punto dipende solo da una cosa: noi.

    Daniele Visioni (chi ha paura del buio?) pagina e divulgazione scientifica
    Grazie per aver portato questo importante approfondimento del Dott. Visioni.

    Se penso che proprio qui, dalle nostre parti, a Verona, nemmeno un mese fa si è tenuto un convegno di negazionisti del Climate Change, mi vengono i brividi.

    Forse meritiamo davvero ancora gli oroscopi sui giornali, Vanna Marchi, il meteo Gossip e Barbara D'Urso che ci spiega come salvare Venezia.

    Per quanto mi riguarda continueró a portare la voce della comunità scientifica ai ragazzi delle nostre scuole, perdendo meno tempo con gli adulti (spesso tempo perso) e dedicando sempre più energie a loro. L'unico futuro.

  2. #22
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    La mia ultima intervista su BASSO VICENTINO, due parole anche su questo inverno...

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  3. #23
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    Dimenticavo, per gli amanti della neve ci sono alcune considerazioni.
    La tendenza a vedere sempre meno neve in pianura ma anche a quote di montagna sotto i 1200 metri, come andavamo inviando in altra discussione con Albertagort, tuttavia ciò non esclude qualche episodio anche interessante, sebbene isolato in un clima mediamente più caldo.

    È il nuovo clima, è già qui, e peggiorerà ancora.

    Gli agricoltori se ne accorgono ogni giorni di più. Prossimamente terrò un'importante conferenza proprio su agricoltura e Cambiamento Climatico e i principali attori in gioco del mondo agricolo porteranno tutte le loro osservazioni.
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  4. #24
    Cirrus
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    Se mi permetti marco aggiungo questo articolo preso sempre dalla pagina Facebook (chi ha paura del buio?)
    C'è anche un video grafoco, ma non riesco ad allegarlo tramite smartphone.
    Fonte:
    https://iopscience.iop.org/article/1...48-9326/ab57b3


    LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO

    L’uomo, in genere, ha l’aspirazione a superare I propri limiti, sentimento grazie al quale sono nate le principali scoperte della nostra storia. C’è tuttavia un limite oltre al quale bisognerebbe non andare per evitare di scoprire ciò che potrebbe aspettarci. E’ un limite preciso, stabilito dalla scienza e riguarda l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale: 1.5°C, una sorta di limite precauzionale che sarebbe meglio non valicare, se vogliamo far sì che i rischi siano contenuti.

    E’ sempre la scienza a dirci che la causa di questo riscaldamento sono le attività antropiche, in particolare le emissioni di gas serra, soprattutto l’anidride carbonica (la famosa CO2). Man mano che la CO2 è aumentata nell’ultimo secolo sono aumentate anche le temperature globali, in maniera che possiamo assumenre in prima approssimazione proporzionale.

    Avete capito dove voglio andare a parare: se l’aumento di gas serra è responsabile dell’aumento di temperatura, esisterà un limite oltre il quale, se continuassimo ad immettere gas serra (e soprattutto CO2), il punto di non ritorno degli 1.5°C verrà sorpassato. Il nostro “recipiente” atmosferico è ormai colmo e abbiamo due cose da fare: o smettiamo di riempire il secchio, o al massimo possiamo praticare un forellino, in modo che la fuoriusciuta di CO2 bilanci la CO2 immessa, fino ad avere un bilancio netto negativo (in soldoni: avere un qualche modo di assorbire CO2 dall’atmosfera).

    Se continuassimo ad immettere anidride carbonica ai ritmi attuali il bordo del secchio, corrispondente ad una crescita della temperatura pari ad 1.5°C, verrebbe raggiunto nel giro di una decina di anni. Forse meno. Ci è rimasto solo il 9% di quello che gli scienziati chiamano “carbon budget”.

    Il “carbon budget” si riferisce alla quantità di anidride carbonica che i paesi possono rilasciare nell'atmosfera prima di avere un riscaldamento di almeno 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali, il massimo aumento fissato dagli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima.

    Dal 2019 abbiamo due notizie: una buona ed una cattiva. Si comincia sempre con quella cattiva: anche questo sarà un anno record per le emissioni di CO2, a causa soprattutto dell’aumento del consumo di gas naturale e petrolio. Quella buona è che nonostante le emissioni di CO2 continuino ad aumentare, lo hanno fatto in maniera minore rispetto ad altri anni (0.6% rispetto al 2018). Il carbone è la principale fonte di CO2, nonostante in molti paesi, quest’anno, abbia registrato un calo, a partire da USA ed Europa (fino al 10%) mentre in Cina, dove si registra metà del consumo globale di carbone, il calo è stato modesto (0.8%). L’utilizzo di gas naturali al posto del carbone, tuttavia, ha contribuito a mantenere alte le emissioni di CO2 (nonostante sia più “pulito” rispetto al carbone).

    Secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC erano rimaste 420 Gt di CO2 “disponibili” prima di raggiungere gli 1.5°C. O meglio, parlando di probabilità, se riuscissimo a non sforare questa soglia avremmo comunque oltre il 30% di probabilità di sforare gli 1.5°C. Rimanendo larghi e ammettendo la possibilità di aumentare il budget fino a 580Gt di CO2, la probabilità aumenterebbe al 50%.

    Le sitme dicono che le emissioni globali saranno di circa 42.4Gt per anno fino al 2020, aumentando fino a 49.4 Gt per anno nel 2030. Di questo passo non abbiamo alcuna possibilità di rimanere entro il punto di non ritorno. E non parliamo di decenni: è questione di anni. Pochi. Anche perchè vi sono altri fattori da tenere in conto: il fatto che la CO2 rimanga in atmosfera molto a lungo e che faccia sentire I suoi effetti nel tempo (detto chiaramente: se smettessimo di produrre CO2 istantaneamente l’anidride carbonica già in atmosfera continuerebbe a scaldare il pianeta per anni), e soprattutto tutta una serie di effetti collaterali, tra cui gli incendi (nel solo 2019 hanno emesso 6 miliardi di tonnellate di CO2, 800 milioni in più rispetto al 2018 soprattutto a causa degl iincendi in Amazzonia, Indonesia e Siberia), lo scioglimento del permafrost con conseguente emissione di enormi quantità di metano, il principale gas serra, tutte cose che potrebbero contribuire moltissimo all’aumento di temperatura riducendo ulteriormente il budget a disposizione.

    Questi numeri, pur con le loro incertezze, sono reali. Il cambiamento climatico è GIÀ realtà. Quello che possiamo fare non è evitarlo, perchè è già troppo tardi. Ma possiamo mitigarne gli effetti, possiamo ancora reagire e evitare di cadere completamente nel baratro.

    Matteo

    Credits: Rob Jackson, visualisation by Alistair Fitter and Jerker Lokrantz.

  5. #25
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    Se mi permetti marco aggiungo questo articolo preso sempre dalla pagina Facebook (chi ha paura del buio?)
    C'è anche un video grafoco, ma non riesco ad allegarlo tramite smartphone.
    Fonte:
    https://iopscience.iop.org/article/1...48-9326/ab57b3


    LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO

    L’uomo, in genere, ha l’aspirazione a superare I propri limiti, sentimento grazie al quale sono nate le principali scoperte della nostra storia. C’è tuttavia un limite oltre al quale bisognerebbe non andare per evitare di scoprire ciò che potrebbe aspettarci. E’ un limite preciso, stabilito dalla scienza e riguarda l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale: 1.5°C, una sorta di limite precauzionale che sarebbe meglio non valicare, se vogliamo far sì che i rischi siano contenuti.

    E’ sempre la scienza a dirci che la causa di questo riscaldamento sono le attività antropiche, in particolare le emissioni di gas serra, soprattutto l’anidride carbonica (la famosa CO2). Man mano che la CO2 è aumentata nell’ultimo secolo sono aumentate anche le temperature globali, in maniera che possiamo assumenre in prima approssimazione proporzionale.

    Avete capito dove voglio andare a parare: se l’aumento di gas serra è responsabile dell’aumento di temperatura, esisterà un limite oltre il quale, se continuassimo ad immettere gas serra (e soprattutto CO2), il punto di non ritorno degli 1.5°C verrà sorpassato. Il nostro “recipiente” atmosferico è ormai colmo e abbiamo due cose da fare: o smettiamo di riempire il secchio, o al massimo possiamo praticare un forellino, in modo che la fuoriusciuta di CO2 bilanci la CO2 immessa, fino ad avere un bilancio netto negativo (in soldoni: avere un qualche modo di assorbire CO2 dall’atmosfera).

    Se continuassimo ad immettere anidride carbonica ai ritmi attuali il bordo del secchio, corrispondente ad una crescita della temperatura pari ad 1.5°C, verrebbe raggiunto nel giro di una decina di anni. Forse meno. Ci è rimasto solo il 9% di quello che gli scienziati chiamano “carbon budget”.

    Il “carbon budget” si riferisce alla quantità di anidride carbonica che i paesi possono rilasciare nell'atmosfera prima di avere un riscaldamento di almeno 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali, il massimo aumento fissato dagli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima.

    Dal 2019 abbiamo due notizie: una buona ed una cattiva. Si comincia sempre con quella cattiva: anche questo sarà un anno record per le emissioni di CO2, a causa soprattutto dell’aumento del consumo di gas naturale e petrolio. Quella buona è che nonostante le emissioni di CO2 continuino ad aumentare, lo hanno fatto in maniera minore rispetto ad altri anni (0.6% rispetto al 2018). Il carbone è la principale fonte di CO2, nonostante in molti paesi, quest’anno, abbia registrato un calo, a partire da USA ed Europa (fino al 10%) mentre in Cina, dove si registra metà del consumo globale di carbone, il calo è stato modesto (0.8%). L’utilizzo di gas naturali al posto del carbone, tuttavia, ha contribuito a mantenere alte le emissioni di CO2 (nonostante sia più “pulito” rispetto al carbone).

    Secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC erano rimaste 420 Gt di CO2 “disponibili” prima di raggiungere gli 1.5°C. O meglio, parlando di probabilità, se riuscissimo a non sforare questa soglia avremmo comunque oltre il 30% di probabilità di sforare gli 1.5°C. Rimanendo larghi e ammettendo la possibilità di aumentare il budget fino a 580Gt di CO2, la probabilità aumenterebbe al 50%.

    Le sitme dicono che le emissioni globali saranno di circa 42.4Gt per anno fino al 2020, aumentando fino a 49.4 Gt per anno nel 2030. Di questo passo non abbiamo alcuna possibilità di rimanere entro il punto di non ritorno. E non parliamo di decenni: è questione di anni. Pochi. Anche perchè vi sono altri fattori da tenere in conto: il fatto che la CO2 rimanga in atmosfera molto a lungo e che faccia sentire I suoi effetti nel tempo (detto chiaramente: se smettessimo di produrre CO2 istantaneamente l’anidride carbonica già in atmosfera continuerebbe a scaldare il pianeta per anni), e soprattutto tutta una serie di effetti collaterali, tra cui gli incendi (nel solo 2019 hanno emesso 6 miliardi di tonnellate di CO2, 800 milioni in più rispetto al 2018 soprattutto a causa degl iincendi in Amazzonia, Indonesia e Siberia), lo scioglimento del permafrost con conseguente emissione di enormi quantità di metano, il principale gas serra, tutte cose che potrebbero contribuire moltissimo all’aumento di temperatura riducendo ulteriormente il budget a disposizione.

    Questi numeri, pur con le loro incertezze, sono reali. Il cambiamento climatico è GIÀ realtà. Quello che possiamo fare non è evitarlo, perchè è già troppo tardi. Ma possiamo mitigarne gli effetti, possiamo ancora reagire e evitare di cadere completamente nel baratro.

    Matteo

    Credits: Rob Jackson, visualisation by Alistair Fitter and Jerker Lokrantz.
    Come sempre illuminante il mio caro amico Matteo Miluzio.

    Grazie per aver postato questo approfondimento, da leggere per tutti.
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