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    Clima caldo sulle Alpi e la tundra è più alta - studio in 120 siti freddi

    Riportiamo un articolo interessante (Fonte L'Adige del 09/11/18)

    Su Nature uno studio condotto in 120 siti freddi maggiore statura delle specie nane


    Clima caldo sulle Alpi
    e la tundra è più alta


    FABRIZIO TORCHIO

    Il panorama vegetale delle Alpi alle quote più alte sta crescendo in altezza, modificando la classica tundra alpina fatta di licheni, muschi, arbusti o piante di pochi centimetri. E sta mutando anche la tundra artica, dove l'ambiente dal clima rigido si fa meno inospitale.
    Secondo uno studio internazionale, che ha messo a confronto dati provenienti da 117 siti sparsi fra Alaska, Canada, Scandinavia, Islanda, Svalbard, Siberia, Alpi e Colorado, per effetto del riscaldamento globale le piante delle «regioni fredde» stanno diventando più alte: negli ultimi trent'anni l'altezza media di mirtilli o potentille, secondo l'Eurac di Bolzano - che ha partecipato allo studio - è cresciuta di circa 0,06 centimetri l'anno. Lo conferma Matteo Dainese , ricercatore dell'Eurac (Institute for Alpine Environment) illustrando la studio e i suoi risultati.
    Dallo studio pubblicato su Nature , e al quale lei ha contribuito, emerge che il riscaldamento globale è alla base dell'aumento in altezza delle piante nella tundra, sia in quella Artica, sia in quella Alpina. Come si è giunti a queste conclusioni?
    «Lo studio è stato avviato inizialmente da un team di ricercatori sostenuti dal Centro tedesco per la ricerca integrata sulla biodiversità e ha visto successivamente la partecipazione di oltre cento centri di ricerca tra cui l'Eurac Research di Bolzano. Attraverso questo network di ricercatori è stato possibile costruire il più grande database esistente sulle caratteristiche funzionali delle piante della tundra artica e alpina. Abbiamo messo a confronto oltre 60.000 osservazioni, come l'altezza delle piante o la morfologia fogliare, provenienti da circa 120 siti sparsi tra Alaska, Canada, Scandinavia, Islanda, isole Svalbard, Siberia, Alpi e Colorado. Combinando questi dati con i dati relativi al riscaldamento climatico siamo riusciti a stimare come l'altezza media della vegetazione sia aumentata ad un tasso di circa 0.06 centimetri ogni anno negli ultimi 30 anni. Questo dato è sorprendente se pensiamo alla durata relativamente breve dello studio. Se questo incremento in altezza continuerà a questi ritmi, l'altezza della vegetazione potrebbe aumentare dal 20 al 60% entro la fine del secolo».
    Oltre che all'aumento in altezza delle piante, i dati analizzati e le relazioni fra temperatura e umidità dei suoli sono relativi ad altri tratti funzionali: quali sono?
    «Oltre all'altezza delle piante abbiamo preso in considerazione anche tratti relativi alla morfologia fogliare, come l'area fogliare o il contenuto di azoto nelle foglie. Questi tratti sono importanti indicatori dello status fisiologico della pianta e del loro adattamento agli stress ambientali e quindi all'ambiente circostante. Infatti abbiamo visto che queste altre caratteristiche della pianta sono fortemente influenzate dai livelli di umidità del suolo e dalla temperatura. Tuttavia questi tratti non hanno mostrato variazioni consistenti legate al riscaldamento climatico».
    Dallo studio emerge che l'aumento delle temperature favorisce anche l'arrivo di nuove specie: che "fotografia" esce, allo stato attuale, sulle Alpi?
    «Sì, in effetti abbiamo visto che le specie vegetali a crescita più elevata, che normalmente crescono nelle regioni più calde, si sono diffuse in tutta la tundra. Questo cambiamento non sta avvenendo solo a livello regionale ma in quasi tutte le località studiate, come ad esempio sulle Alpi. In questo caso specie più alte provenienti dalle quote più basse si stanno muovendo verso l'alto. Questa "migrazione" di specie verso l'alto l'avevamo già riscontrata in un altro studio pubblicato lo scorso anno su Nature Climate Change (https://www.nature.com/articles/nclimate3337), dove in collaborazione con l'Università di Padova e il Museo Civico di Rovereto, abbiamo analizzato la distribuzione ventennale di oltre 1300 specie vegetali sul Monte Baldo».
    Nello studio si stima anche il ruolo del carbonio contenuto nei suoli gelati (permafrost): quale può essere?
    «Le regioni artiche sono da tempo al centro della ricerca sui cambiamenti climatici, poiché il permafrost alla base della vegetazione della tundra contiene da un terzo a metà del carbonio del suolo mondiale. Se il permafrost si scongela, i gas serra potrebbero essere rilasciati accelerando ulteriormente il riscaldamento climatico. Un aumento dell'altezza della vegetazione nella tundra potrebbe accelerare questo processo poiché le piante più alte intrappolano più neve in inverno, isolando il terreno sottostante e impedendone un rapido e profondo congelamento durante l'inverno».
    A breve Eurac disporrà delle camere di simulazioni climatiche terraXcube: quali ricerche permetteranno?
    «Grazie alla possibilità di controllare simultaneamente diversi parametri ambientali, come la pressione atmosferica, la temperatura, e la radiazione, sarà possibile ricreare all'interno di un ambiente controllato le condizioni d'alta quota. Per esempio potremmo simulare le condizioni presenti a 4,000 metri direttamente in queste camere. Questo ci permetterà la costruzione di ecosistemi complessi simili a condizioni naturali ma con la possibilità di eliminare o ridurre i disturbi esterni e di misurare facilmente gli effetti dei cambiamenti climatici sul funzionamento degli ecosistemi alpini. Per esempio, posizioneremo zolle di prato e piante per replicare in vitro il laboratorio a cielo aperto della val di Mazia. In questo modo potremmo prevedere come questi ecosistemi risponderanno ai cambiamenti attuali e futuri».

  2. #2
    Socio Meteotriveneto L'avatar di gasgallo
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    Interessante, sicuramente ci vorranno ancora molti studi per effettivamente stilare una stima precisa sulle reali conseguenze
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  3. #3
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    Interessante, sicuramente ci vorranno ancora molti studi per effettivamente stilare una stima precisa sulle reali conseguenze
    Molto interessante, Matteo Dainese é un mio collega, se vi interessano approfondimenti posso chiedere.

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